L'unanimismo non ci appartiene.
Siamo troppo grati alle differenze che ci portiamo appresso per provare anche solo a tendere verso un'unica sfumatura che ci denoti tutti.
Crediamo che all'esercizio del minimo comun denominatore possa essere contrapposto, con successo, l'atto della sommatoria: vorremmo provare a essere l'insieme di quel che crediamo e sappiamo fare, non solo il distillato. Succo di tante arance non filtrato, che qui si proverà a zuccherare.
Proponendo il mattoncino che ognuno di noi ha provato a portare nella costruzione delle nostre fondamenta.
Ciò che sarà edificato sopra ne sarà diretta conseguenza.
Eppure pensiamo che l'uomo possa superare, con il dovuto impegno, la barbarie esteriore.
Accorgendosi così, come preconizzato da Galtung, della natura vantaggiosa della pace: uno “stato dinamico” da porre come condizione necessaria al miglioramento della società sotto ogni punto di vista.
L'UOMO E LA DONNA: si potrebbe partire dal valore dell'uguaglianza o da quello della diversità.
A noi interessano maggiormente i punti di arrivo: convergenti nell'affermare che non c'è uguaglianza senza rispetto e valorizzazione delle diversità, non c'è una diversità sostenibile senza il riconoscimento forte e chiaro dell'uguaglianza intima d'ogni essere umano.
Il nostro credo è quello di procedere parallelamente e con bilanciamento: una via difficile come quella dell'equilibrista, ma dall'altra parte del percorso sta la società che vorremmo.
LO SVILUPPO: sarà datata, sarà bistrattata e disattesa, eppure la definizione della Commissione Brundtland ancora ci appartiene e ci guida: lo sviluppo deve essere sostenibile, deve guardare ai bisogni dei nostri contemporanei senza scavalcare o precludere quelli di chi ci seguirà.
La conservazione dell'ambiente è una priorità assoluta, da ricercare con giustizia e tenendo conto delle proporzioni storiche nel modellare assetti e obiettivi futuri.
Crediamo in una sorta di ridistribuzione “ambientale” mondiale, per la quale le nostre società occidentali dovranno impegnarsi senza sosta sulla via della salvaguardia della Terra, a contrappasso di quanto di sbagliato fatto in passato.
LA LIBERTÀ: libera dagli slogan opportunistici, perché la libertà ha e deve avere limiti ben precisi.
A noi piacerebbe che la quota di libertà in possesso di ogni uomo possa aumentare col tempo, solo però se affiancata da un incremento di giustizia e da un cambiamento tangibile, verificabile, nei comportamenti e nei valori di ogni singolo individuo.
Altrimenti la parola “libertà”, allo stato attuale, è solo uno dei tanti, troppi pretesti che si utilizzano per far sì che perseveri la condizione di disuguaglianza che caratterizza le società umana.
Disuguaglianza di opportunità, innanzitutto.
IL DIALOGO: è uno degli strumenti con cui si deve concretare la nostra idea di valore dell'uomo e dalla donna.
Parità iniziale per meglio esercitare la diversità, che a sua volta deve essere però intelligente e non statica: non c'è dialogo senza disponibilità al cambiamento, anche radicale, delle proprie idee e del proprio vivere.
Il dialogo dunque non come sterile esercizio di opinione, ma come antidoto ad un certo conservatorismo che, specialmente nelle nostre società occidentali, impedisce la visione d'insieme dei problemi e delle soluzioni che ci affliggono.
Il dialogo, se onesto e propositivo, dissipa le nebbie: poco importa da quale parte stia provvisoriamente la ragione.
L'INTEGRAZIONE: è un moltiplicatore di benessere ancora in parte da esplorare.
E per benessere non si intende, ovviamente, solo quello economico.
L'atto di coinvolgere, così come quello di essere coinvolti, è il seme di molti altri di questi valori in cui crediamo: è il primo passo spesso quello più faticoso. Pensiamo sia importante caricarsi a volte l'onere dello sforzo, altre volte abbandonarsi alla fiducia del seguire.
Il contatto ridimensiona le tentazioni (spesso molto forti) costituite dalle facili vie del pregiudizio e degli stereotipi: mai rifuggirlo, né per la paura della novità né, peggio, per l'inerzia della pigrizia.
L'ACCOGLIENZA: per meglio specificare cosa è per noi integrazione: non tolleranza (si tollera solo qualcosa che ci infastidisce o che non ci piace) ma vero e proprio muoversi verso l'altro, in una sorta di abbraccio che comprenda la sua persona, la sua cultura e tutte le altre sue peculiarità.
È un dono sempre reciproco: troppo spesso vengono dimenticati gli arricchimenti di chi accoglie, di chi apre la propria casa e la propria testa alla diversità.
LA CURIOSITÀ: altra precondizione necessaria.
Senza la voglia positiva di imparare, conoscere, scoprire ciò che non sappiamo e che non abbiamo mai sperimentato saremmo solo degli automi beati nel rimestare il soddisfacimento degli egoistici fabbisogni materiali. Per fortuna l'uomo e la donna hanno un fuocherello dentro, una fiammella buona e vitale, che è nostro dovere saper alimentare a dovere rifuggendo tutto ciò che è superficiale, indiscreto, pettegolo. L'amore per la conoscenza detesta la stasi, anche nei rapporti con il prossimo.
LA SOLIDARIETÀ: è importante anche quella minuta, quella invisibile e quotidiana.
Si tratta di sviluppare quell'esercizio istintivo che in molte situazioni ci spinge automaticamente ad aiutare il prossimo: ecco, riteniamo sia fondamentale allargare la “quantità” di prossimi verso i quali esercitare solidarietà automatica. È troppo facile aiutare chi ci ha già aiutato, o chi potrà aiutarci.
La sfida è quella della totale, cristallina gratuità.
LA COOPERAZIONE: deve essere per noi trasversale e interculturale.
Proficuo scambio tra gli attori delle nostre società civili e le culture e i popoli del mondo, con un obiettivo comune di crescita e di collaborazione nel costruire un mondo privo di disuguaglianze ma ricco di eguali possibilità per tutti. Quest'obiettivo, se perseguito in solitudine, può solo ulteriormente allontanarsi.
LA TRASPARENZA: non si può e non si deve pretendere di proporre agli altri cambiamento se prima non ci si espone al mondo totalmente e senza frapporre schermi di opacità.
Crediamo sia utile, anzi, necessario, non nascondere alcunché delle nostre azioni, proprio perché crediamo nel loro valore positivo. Non si tratta della retorica dei buoni esempi, perché nessuno può arrogarsi a maestro di qualcosa, se veramente si perseguono gli obiettivi e i valori sopraelencati (dialogo, integrazione, solidarietà, ecc.).
Si tratta solo di un comune, banalissimo, sforzo di onestà e senso civico.
L'AMORE: ognuno se lo declini come meglio crede.
È la provenienza comune a tutti, è dove tutti dovremmo andare.
Non va confuso con il piacere, che ne è solo sintomo. O specchietto per le allodole.




